La La La Human steps: tra perfezione tecnica ed energia rock. (Prima parte).

Quali sono gli ingredienti fondamentali per lo stile che contraddistingue questa compagnia canadese ed il suo coreografo Edward Lock?
-energia rock e musica dal vivo
-velocità estrema
-cura per il dettaglio
-virtuosismo, audacia e voli
-decomposizione della tecnica classica
-attenzione particolare per la luce e le nuove tecnologie
-interesse ed esplorazione dell’androgino.
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Nel corso degli anni si verificherà un cambiamento profondo nello stile di Lock, dal 1997 infatti adotta le scarpette da punta, ma questi elementi stilistici fondamentali rimarranno sempre costanti.
“Taking risks”, rischiare, è il motto per eccellenza di questo coreografo molto prima che lo diventasse per altri gruppi ribelli e rivoluzionari.
Lock inizialmente elabora uno stile partendo dall’estetica rock/punk per avvicinare la danza non al pubblico tradizionale del balletto ma a spettatori giovani che non si erano mai interessati al mondo teatrale.
I primi lavori sono, quindi, un concentrato di energia, musica rock, video tecnologie, movimenti rapidi, mozzafiato ed acrobazie estreme. Il risultato è una performance vigorosa e potente simile ad un vero concerto rock.
Lock, facendo inalare rock puro alla danza, si guadagna molto velocemente la reputazione di coreografo d’avanguardia.

Ma quello che gli interessa non è rompere le regole per il giusto di farlo, si tratta di sperimentazione. Interessante per lui è provare a spingere al limite i confini fisici del danzatore ma anche quelli percettivi dello spettatore. Lui non vuole la comodità dello sguardo, vuole inquietare, spiazzare, scuotere. La velocità estrema tipica dei suoi lavori arriva allo spettatore come uno schiaffo, per ricordargli di non dare mai per scontato quello che viene dopo.
L’incarnazione di questo stile estremo ed aggressivo è la biondo platino Louise Lecavalier, musa di Lock e cuore pulsante dei La La La Human Steps per diciotto anni (dal 1981 al 1998).
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(Louise Lecavalier con David Bowie. Il cantante chiese a Lock di fargli da direttore artistico della sua tourne in America).

La Lecavalier si presta bene anche ad incarnare l’aspetto androgino che tanto interessa Lock: lui insiste sulla mescolanza dei generi, afferma che la scena non ama le barriere che definiscono in schemi fissi le identità sessuali. Secondo lui la rigidità tra i generi, propria della danza classica col suo pas de deux, non esiste in natura, è un artificio sociale. La Lecavalier, con il suo corpo mascolino e muscoloso capace di sostenere i partner in prese mozzafiato, è perfetta per questo gioco. Lei, a differenza della danzatrice classica, porta in scena tutto il corpo femminile.
Nel balletto, infatti, alla danzatrice è richiesto di subordinare il corpo all’assenza di peso, staccandolo il più possibile dal suolo, fingendo assenza di gravità e naturalezza. Si arriva quindi a negare al corpo femminile un peso tangibile, cancellando lo sforzo e sottomettendo il corpo a preoccupazioni puramente estetiche.
La Lecavalier mostra il peso, lo sforzo, l’energia muscolare che sfrutta il pavimento da cui si trae la forza per lo slancio. Mostra quindi la presenza del corpo femminile. La donna appare forte ed autonoma non, come nel pas de deux classico, impalpabile e facilmente trasportabile da un partner fisicamente superiore.
Il corpo della Lecavaler si presenta in molti spettacoli in tutù, marchio della ballerina classica, ma con l’aggiunta di elementi totalmente estranei al mondo del balletto, come ginocchiere, scarpe da ginnastica o guanti di pelle, che richiamano lo spirito forte e ribelle della danzatrice.
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G.P.